Vi presento Muffa

Muffa

La scalata di Muffa

La rovinosa discesa di Muffa


Le orecchie di Muffa

Immagini di franca

Capita spesso che nel mio casale nella terra delle Sabine ogni tanto arrivi un nuovo inquilino. Questa settimana è arrivato Muffa, un micetto tutto scolorito come lavato e centrifugato in lavatrice con aggiunta di candeggina. Non avevo mai ospitato un micio tutto bianco immacolato. In principio credevo che fosse albino ma poi, a guardarlo bene mi sono ricreduta, era solo candido come una palla di neve. Coda lunga affusolata, due grandi orecchie, musetto triangolare e due occhi grandi grandi gialli. Sembra il profilo del gatto sacro dell’antico Egitto.

Mia nuora Laura l’ha chiamato Muffa, Non mi sono fatta troppe domande, le è piaciuto questo nome e ho accettato la scelta. Adesso Muffa fa parte della nostra famiglia allargata.

Vi ricordate quanti animali durante questi anni di post vi ho presentato nei miei racconti? Bene, ieri Muffa ha ispezionato ogni anfratto di tutto il casale ed io, per non perderlo di vista, lo seguivo come un segugio per evitare che si cacciasse in qualche buco strano.

Al tramonto del suo primo giorno al nuovo domicilio il richiamo felino è scattato nella sua testolina triangolare e via, con un salto è sfuggito al mio controllo. Vi racconto la sua prima birbanteria per inseguire in giardino la sua prima preda, un passero inoffensivo che svolazzava cinguettando felice sui rami di un grosso ulivo. Muffa, il piccolo sprovveduto, ha creduto opportuno di fare Tarzan per raggiungere l’ignaro passerotto, ma il micio non aveva considerato che a differenza del passerotto lui non aveva le ali e le liane dell’albero dell’ulivo non erano quelle della giungla. Senza rendersi conto della sua inesperienza di rocciatore si è tuffato nell’assurda impresa. Infatti per Muffa era la prima arrampicata su un grosso albero secolare. Neppure una breve lezione. Sua mamma micia era lontana, sua sorella compagna di giochi uccisa per il possesso del territorio da un gatto cittadino. Io ho trasferito Muffa in campagna per salvargli la vita.

Bene! l’avventura per il suo salvataggio è durata circa due ore. Il piccolo micio ci ha messo un lampo per arrivare in cima al grande albero, ma al momento della discesa sono iniziati i primi incerti goffi tentativi.

Il sole stava tramontando, nessuno presente per darmi aiuto. Il Micio-Tarzan spericolato era tornato ad essere il micio di tre mesi molto impaurito. In suo aiuto un’anziana impacciata, forse impaurita più di lui. Mi trovavo da sola e pensavo che se al mio fianco ci fosse stato mio figlio Francesco, in un attimo avrebbe risolto la disavventura. Certo per Muffa la serata volgeva molto male. Se fosse caduto da quella altezza sarebbe finito sulle pietre appuntite che si trovavano a giro intorno al grosso tronco e se gli avesse detto bene avrebbe fatto la sua prima esperienza dal veterinario. Ed io certo per salvare Muffa non mi potevo arrampicare alla mia età sull’albero. Di certo non mi sentivo come il grande scalatore Cassin.

Innanzi tutto mi sono calmata pensando al da farsi. Ho messo una lunga palanca ma Muffa saliva sempre più in alto. Forse ora si sentiva non più Tarzan ma solo un gattino impaurito. Ho messo una sedia a sdraio di tela per attutire l’eventuale rovinosa caduta, ma i miei tentativi miseramente fallivano. Quando stavo per chiamare i vigili del fuoco (per fortuna in zona esiste una valida scuola e sono vicinissimi) ho fatto un ultimo tentativo: mi sono arrampicata sulle pietre ed ho allungato il mio braccio. Muffa vedendomi più vicina si è fatto coraggio ed è sceso di qualche metro per venirmi incontro. Era impaurito, ancora avvinghiato al tronco con le sue unghie. Mi sono allungata perdendo anche l’equilibrio sulle pietre, poi assicurata con una mano la presa al tronco, il mio corpo è diventato tutt’uno con l’albero. Con l’altro braccio ho teso la mano fino ad arrivare a pochi centimetri dal suo collo. Ancora un altro sforzo sollevandomi anche in punta di piedi (qui ho invidiato le persone alte). Appena preso per la collottola l’ho lanciato delicatamente sulla sdraia e lui come se planasse è atterrato, scivolando felicemente dallo schienale della sdraia finendo seduto con lo sguardo mesto e la lunga coda al centro delle zampette posteriori. Qui ho visto l’immagine di Muffa vestito da piccolo pompiere che si lancia e finisce sul telo. Desideravo prenderlo in braccio per rassicurarlo dello scampato pericolo, ma per uscire da quella pietraia mi servivano entrambe le mani, altrimenti avrei perso di nuovo l’equilibrio e ci sarei finita io in ospedale.

Credo che Muffa abbia compreso la lezione. Adesso prima di salire si accerta se io lo guardo. Sta già migliorando e ha trovato un lato dell’albero dove si sente più sicuro. Amo vedere gli animali liberi nella natura. Mi sento un anfitrione e per questo la mia casa è aperta anche a loro. La natura, gli animali spesso ci insegnano a vivere in questo mondo pieno di controsensi.

franca bassi

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5 thoughts on “Vi presento Muffa

  1. Bellissima racconto , cara Franca, sembra ,in effetti , un gatto delle immagini dell’antico Egitto! Ormai puoi iscriverti alla Scuola lì vicino dei VV.FF. (sai gli accidenti se . li avessi chiamati…). Secondo me hai rischiato di brutto per salvare micio-tarzan! Finita bene per fortuna ! Un abbraccione ! Lucio

  2. Grazie , carissima Franca , per il tuo passaggio da me e un abbraccio di ringraziamento anche da Lauretta! Anche qui a Roseto fa un caldo feroce ,aggravato dalla umidità ; spero che possa presto andare dal tuo trullo stupendo a goderti un pò di riposo e fresco naturale! Un abbraccio virtuale anche a te , data la calura ! Buonae positiva giornata! Lucio

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