Concorso

Concorso nazionale:  “Speciale infanzia 2012” finalista per il copione teatrale “Radici” 22giugno 2012-Sala Carroccio presso il Campidoglio.

E’ molto importante far capire ai bambini il valore delle radici e il concetto dell’identità. Questo copione si adatta come strumento a tale scopo.

Bosco

Immagini di franca

Radici

Atto I.

Una stanza illuminata dal chiarore di un ciocco di legno. La fiamma seguita a bruciare. Il ceppo di olivo si consuma dentro la pancia del camino, si deforma e si trasforma lentamente in cenere.
La mano dell’anziana attizza nuovi rametti di olivo verde e nel movimento la brace sprigiona nuvole di faville infuocate.
Le piccole faville colorate, leggere come piume, si posano sullo scialle mangiando piccoli lembi di lana.
Sistemato il camino la donna si abbandona su una poltrona sgangherata, con il volto reclinato da un lato. Un cuscino a fiori di velluto dal tessuto liso dal tempo. I suoi occhi si addormentano. Occhi che non possono più scrivere, occhi che vedono solo ombre. Ma la sua memoria non è cieca, riesce ancora a vedere e ricordare lembi sbiaditi della sua vita.
La donna resta in silenzio, ma… una voce inizia a parlare racchiusa dentro le pareti, anche se nella vecchia cucina ricca di profumi antichi non c’è più nessuno…

– Ciao  bambina dove corri?
– Vado a prendere l’acqua al Rio Torbido!
– Anche io da piccola ci andavo per la mia nonna. Quando hai terminato di trasportare le brocche d’acqua, fermati con me, ti racconterò delle storie.

Nella stanza ormai buia… il ciocco ha smesso di illuminare e di scaldare, nella vecchia cucina, solo il silenzio, anche la voce dell’anziana si è addormentata.
Passano le ore e tutto tace il corpo come pietrificato riceve un sobbalzo. Ecco! la mano destra che accarezza il viso, una stropicciata agli occhi e la voce torna a parlare.

– Hai finito di portare l’acqua?
– Ancora una brocca e poi mi fermo da te. Come ti chiami, mi sembra di conoscerti?
– Il mio nome… è… è… so che è bellissimo, ma adesso l’ho smarrito! Poi quando mi torna in mente te lo dico. Sbrigati… senza farti male, altrimenti mi riprende il sonno, ho desiderio di narrarti delle storie.

– Ma noi ci conosciamo?
– Ma certo che ci conosciamo e anche bene, ma sai quando si diventa anziani delle volte si perde anche la memoria e si fa tanta confusione con i nomi. Mi sono accorta di questa confusione, quando i miei  figli erano già grandi, scambiavo sempre i loro nomi.
– Eccomi! sono tornata… ho terminato di prendere l’acqua. Mia madre mi ha detto che mi posso fermare da te. Ti ho portato questo mazzettino di fiori di campo e un po’ di mentuccia profumatissima.
– I profumi, le musiche e i sapori, spesso ti riportano alla memoria posti lontani. È  bellissimo racchiudere dentro di noi ricordi ancestrali. Quanti segreti abbiamo, quanti verranno trasmessi e quanti resteranno dentro di noi. Si, mi sembra che anche per me fa lo stesso effetto, anzi il profumo dei tuoi riccioli mi ricorda qualcuno.
Vieni vicino… ora ci vedo pochissimo, i miei occhi si sono ammalati e consumati per scrivere. Adesso vedo delle ombre, ma la mia memoria compone i colori e delle volte mi racconta il mio passato.

– Deve essere bruttissimo non vedere
– Cara bambina, a tutto si fa abitudine! Anzi vediamo più di chi vede, i nostri sensi si acutizzano e diventano pensieri leggeri. Non servono parole che pesano. Spesso le immagini sono crudeli, ma  l’uomo a volte ha bisogno di fare la violenza, si smarrisce per poi vedere.
– Dimmi, a chi somiglierei?
– Siediti su questa piccola sedia di paglia, insieme cerchiamo di svolgere questa matassa di lana, piano piano tu aggomitoli e vedrai che ricordiamo insieme.
– Come è comoda sembra fatta su misura per il mio sederino.
– Prendi… prendi il capo e inizia a fare il gomitolo.
– Che bel colore… il rosso è il mio colore preferito! Anche i papaveri sono rossi e mi piacciono molto! Anche il tramonto delle volte prende questo colore ed io mi incanto a guardarlo.
– Sai, anche il sangue è rosso, bisogna solo rispettarlo, se vuoi che la vita scorra nelle vene piena di serenità. Ma questa è un’altra storia e non mi va per adesso di raccontarla.
– Il tuo volto mi ricorda una persona ma non rammento chi!
– Vedrai che piano piano la nostra memoria ci regalerà frammenti e l’immagine che desideriamo si comporrà nitida e chiara mano mano che dipaniamo la matassa.
– Non corriamo… mi piace stare seduta vicino a te, poi questo profumo di mentuccia mi piace molto.

Le braccia dell’anziana ogni tanto si posano sul grembo stanche e appesantite, si riposano. La piccola manda un lungo respiro, anche lei è stanca. Le sue piccole mani non ce la fanno a tenere il grosso gomitolo di lana rossa.

– Bene! Continuiamo a lavorare, domani ti faccio vedere il mio vecchio arcolaio e il telaio, mi piacerebbe insegnarti ad usarlo.
– Ma non le vedi le mie piccole mani, prendile nelle tue e sentirai come sono piccole, ci entra appena una noce, come posso imparare a tenere in mano grandi oggetti?
– Ci proviamo, anche un po’ alla volta. Vedrai che la trama e l’ordito che esce dal telaio è ricca di mistero. Troverai nel telo le radici della vita.
– Mi piace moltissimo ascoltarti! E poi vedo come se stessi sfogliando un libro di favole, con le figure disegnate a colori, un libro bellissimo.
– Mi fa piacere che non ti annoi. Fermiamoci un po’, il gomitolo può attendere. Prendiamoci una cioccolata calda, le mie mani si stanno raffreddando.

La donna poggia nel cesto il gomitolo e la matassa, facendo attenzione a non impicciare il tutto.
L’anziana nella cucina si muove senza impaccio, come se vedesse bene la posizione degli oggetti. Non sembra che i suoi occhi vedano solo ombre. Prende due belle tazze bianche con la bordura d’oro zecchino, con dei piccoli fiori turchini e ci versa la cioccolata fumante. La credenza di legno di noce marrone, mostra dietro le vetrine poche cose, appena sufficienti per preparare una minestra, una tazza di latte e una tazza di cioccolato.

– Prendi… fai attenzione, è molto calda! io adoro il profumo e il sapore della cioccolata e tu?
– Non credo che ci siano bambini che non amino la cioccolata, anzi mi è venuta una gran voglia e me ne farei una grossa scorpacciata.
– Adesso che ci siamo scaldate possiamo continuare.

Atto II.

Le ore scorrono veloci la bambina stanca si abbandona sulle ginocchia della donna e il gomitolo cade in terra.
La piccola accovacciata con la testa raccolta nelle sue braccia si addormenta e l’anziana accarezza i capelli setosi della bimba. L’anziana, anche lei con il capo reclinato verso il lato destro della vecchia poltrona, prende sonno.
S’è fatto giorno l’anziana con la bambina si svegliano riposate dalla stanchezza della notte. La piccola ancora accovacciata, lentamente si desta dal torpore e si schiude come un tenero fiore bagnato da goccioline di brina.

– Ci siamo addormentate come due pupe! Capita quando si è stanchi. Gli anziani somigliano ai bambini e hanno molte cose in comune, anzi sono identici!
– Sai, ho sognato tanto, un sogno bellissimo pieno di colori! Il giallo delle ginestre, il rosso dei papaveri, l’azzurro del cielo e il verde dei boschi.
Vorrei conservare questo bellissimo sogno sempre con me, ho paura che si cancelli dalla mia memoria.
– Non ti preoccupare, faremo qualcosa per non cancellare il tuo bel sogno. Prendi da quel cassetto la scatola delle matite colorate e facciamo il disegno del tuo sogno. E nella pagina a righe scriviamo poche parole, non ne servono molte, quelle che bastano per ricordare.
– Quante belle matite che ci sono in questo astuccio, di chi sono?
– Sono mie. Quando ero bambina, mi piaceva disegnare e ogni foglio di carta che trovavo ci disegno su.
– Sono contenta di disegnare il mio sogno, ma tu mi aiuterai a scriverci.
– Giusto! insieme le cose riescono e si fanno meglio.
– Iniziamo con la matita marrone. Inizia pure a mettere sul foglio quello che ti ricordi che abbia questo colore. Cosa hai visto nel sogno di colore  marrone?
– Vedo… vedo… vedo una coda che esce da dentro un buco di un grosso albero, mi sembra uno scoiattolo. Poi vedo un po’ di foglie marroni che si stanno staccando dal ramo e delle castagne che escono dal riccio. E tantissimi tronchi alti alti.
– Mi sembra di capire che hai visto un castagneto.
– Poi tante foglie gialle e arancioni che ricoprono la terra marrone, ma l’arancione in questa scatola non c’è, come faccio a fare le foglie arancioni?
– Non preoccuparti, i colori che non trovi nella scatola li facciamo noi per magia. Prendi un po’ di giallo e unisci delicatamente con un po’ di rosso, vedi la magia? I colori sono stati inventati da popoli antichi. In principio erano solo pochi colori, poi piano piano si sono trovate altre sfumature.
– Che bello! adesso ho trovato come per incantesimo un altro colore. Con i miei occhi vedo un cielo bellissimo, ma il celeste del cielo nella scatola non lo trovo.
– Facciamo un altra piccola alchimia: uniamo un po’ di blu con il bianco e vedrai apparire il tuo cielo.
– Hai ragione, anche il mio cielo è apparso.
– Mi serve il colore… il colore non lo vedo bene, somiglia a quello delle foglie arancioni. Sì, adesso è chiaro, è un tetto di tegole di colore arancione. Ho capito, faccio come prima, giallo e rosso e trovo il colore che mi occorre.

Per ore, fino a che il sole lentamente calava dietro la casa le due continuarono a giocare e sul foglio era ormai impresso per sempre il bellissimo sogno della bambina.

Atto III.

La scena una piccola casetta di pietra nascosta in un bel bosco di castagni, vicino un grande ciliegio. Al di sotto del costone nasceva e scorreva lento un torrente e c’erano tante grosse pietre di colore grigio. La cava in cima al costone la sera le depositava lasciandole scivolare a valle…
Di fianco alla casetta cespugli di ginestre e rovi di more spinosi.
Teli bianchissimi stesi sui cespugli di ginestre per asciugarsi al sole senza ferirsi…
La bambina portata per mano dall’anziana donna, si ferma vicino ai cespugli e iniziano a canticchiare una filastrocca, il gorgoglio del torrente accompagnava il loro canticchiare.

“Con questo bellissimo color verde
coloriamo le foglie degli alberi
e l’erba dei prati…
con questi bellissimi colori rosso e giallo
coloriamo i petali dei fiori
e le guance dei frutti maturi…
con questo bellissimo colore celeste
coloriamo il cielo e l’acqua del ruscello
con questi bellissimi colori…
tutti insieme in giro tondo
coloriamo la vita e facciamo
un grande arcobaleno ricco di tutti i colori.”

Insieme portandosi per mano, passarono da un cespuglio all’altro a raccogliere e piegare i bianchi teli.
A un certo punto… mentre l’anziana riponeva dentro un grosso cesto il bucato profumato di ginestre e si apprestava a fare con un canovaccio una coroncina per metterla in testa sotto la cesta… mentre la bambina seguiva curiosa i movimenti dell’anziana e con le sue piccole braccia aiutava a piegare i teli… un balzo… un grido di meraviglia…

– Nonna… nonna Betta… ma tu sei la mia nonna, adesso ricordo i giorni passati con te nel bosco quando c’era la guerra. Ecco! il mio bel sogno sul foglio, questo disegno mi ha aiutato a ricordare.
Finalmente… finalmente ti ho ritrovato, questo e il nostro castagneto e la nostra casetta di pietra.
L’anziana sorrise… posò il cesto, aprì le sue grandi braccia per riabbracciare la sua piccola nipote.

Nella vecchia cucina la donna anziana è Franca che sogna di lei quando era bambina e nel sogno rivive la sua infanzia passata felicemente con sua nonna Betta.
Franca si sveglia, si alza dalla poltrona, felice del bellissimo sogno e con una scopetta di saggina toglie la cenere dal camino e inizia a mettere nuova legna. Toc…Toc… al vecchio portone di noce qualcuno  bussa.
– Chi è…
– Sono Irina, volevo saper se stai bene e se ti occorre qualcosa, oggi è lunedì e in paese c’è la fiera.
– Grazie, sto bene! se trovi una piantina di salvia e una di rosmarino me la compri.

All’anziana serviva poco, ogni lunedì chiedeva alla badante solo erbe profumate.

I nonni sono importantissimi per la crescita dei nipoti. Ma purtroppo non sempre viene compreso. Ci sono dei genitori che non si rendono conto del male che  arrecano ai propri figli allontanandoli dai nonni.
L’amore unisce le persone, le radici danno forza all’albero della vita.

Franca Bassi

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3 thoughts on “Concorso

  1. Cappperi , carissima Franca , un altro premio dal Campidoglio e grande successo con il tuo menestrello per le tue canzoni ! Ma allora ha proprio ragione Lauretta a dire che sei una donna eccezionale!! Riposati per il fine settimana e complimentissimi per questo ulteriore riconoscimento ai tuoi meriti da entrambi! Un abbraccio immenso e ..grazie per il passaggio da me (ormai ci sei rimasta solo tu)! Lucio

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