Incontro

Immagine di franca: “Arturo e Genzianella”

Incontro

Genzianella- (piccolo tavolo da lavoro)

Arturo- (grande tavolo da riunioni)

-Buon giorno!

-Scusa hai detto a me?

-Si! Grande tavolo, proprio a te.

-Non permetterti più di chiamarmi grande tavolo, il mio nome è Arturo! E vivo sull’isola che non c’è.

-Vostra Signoria perdonatemi! Non mi permetterò più di sminuirla.

Per un po’ nella grande stanza regnò il silenzio e il respiro affannoso di Arturo. Un vecchio orologio dorato, da molto tempo le sue lancette si erano fermate, le pagine di un libro antico ogni tanto con il vento si sfogliavano delicatamente e mostravano le incisioni preziose. La donna dipinta sulla porcellana liberty mostrava la sua primavera eterna, il veliero attraccato al porto di Arturo aspettava di riprendere a vele gonfie il mare e attorno quadri… tanti quadri. L’unico segno di vita sul quel grande tavolo piante di orchidee fresche. Il piccolo tavolo intimorito se ne stava muto e triste. La porta della camera era chiusa l’odore dell’olio del restauratore del piccolo tavolo faceva tossire il grande e vecchio tavolo da riunioni. Ogni tanto Arturo, emetteva nella stanza muta un colpo di tosse allentando le tarsie sul suo piano di noce. Il veliero attraccato sull’isola si spostava e le piccole orchidee ridacchiavano alla nuova scena.

-Da quando sei entrato in questo spazio ho iniziato a tossire, mi vuoi dire che profumo ti sei messo?-Vostra Signoria non lo so, ieri mi hanno grattato e pulito, poi mi hanno unto con degli oli. Dicevano che era per il mio bene, altrimenti tutto con quel seccume mi sarei danneggiato.-Bene! adesso ti è concesso di darmi del tu, da dove arrivi e come ti chiami?-Per favore Arturo non ricordarmi il mio passato, ho vissuto giorni bellissimi e giorni di una vera tragedia.

-Esagerato!

-Posso dirti il mio nome e presentarmi come si fra tra tavoli della nostra età?

Bene! visto che ti trovi nella mia stessa stanza allora dimmi il tuo nome?

-Te lo dico, ma, trattieni i commenti offensivi e inutili. Il mio nome è Genzianella.

-Ma che nome ti hanno messo? E’ bello! Ma è il nome di un piccolo fiore azzurro di montagna, non comprendo perché un piccolo tavolo di legno si possa chiamare Genzianella, che è pure un nome femminile.

-Sai Arturo, queste cose non succedono per caso, a tutto c’è una risposta.

Ancora silenzio. Franca la proprietaria dei tavoli e della casa aveva spalancato la finestra alle prime ore del mattino. Appena dopo l’alba il fresco stava portando via l’odore del trattamento dato il giorno prima al piccolo tavolo e Arturo aveva poco dopo smesso di tossire.

-Adesso mi sento bene, non tossisco e questa arietta mi ringalluzzisce. Mi dici perché ti hanno messo vicino a me?

-Non lo so e scusami se ti prendo un po’ di posto. Comunque sei bellissimo! Se mi vuoi raccontare dove vivevi prima mi farebbe piacere conoscerti un po’ meglio visto che adesso siamo vicinissimi.

-Non posso dirti tante cose di me, ma sappi che su questo piano di noce si sono firmati progetti, leggi e tanti documenti importanti. E tu Genzianella prima dove vivevi?

Tra i due tavoli dopo il primo scontro si era instaurato un bel dialogo.

-Molti anni fa vivevo in una bella casa di una grande città. La mia signora aveva messo sul piano una macchina da cucire, se sapessi quanti merletti, tessuti, trine sono passate dentro questo piccolo cassetto! Piacerebbe anche a te vederli? Quanti abiti bellissimi si sono confezionati! Però ogni tanto ho ricevuto anche qualche puntura di spillo. Comunque non mi posso lamentare della mia prima vita. Il brutto viene dopo. Ma non voglio annoiarti con i miei ricordi.

-Non preoccuparti, mi fa piacere sentire la tua storia.

Arturo si spoglia dalla sua boria e diventa sempre più docile alla tenerezza e alla semplicità di Genzianella.

-Sai Arturo in quella grande casa ho passato anni bellissimi. Sempre belle donne, vestite elegantemente attorno a me e delle volte si denudavano per fare le prove, portavano certi mutandoni, al ricordo mi viene ancora da sorridere. Si pavoneggiavano. Ho visto confezionare tanti vestiti bianchi per giovani fanciulle che andavano spose. Ogni giorno nella stanza della signora Elisa, sono passate tante belle fanciulle. Ma tutto ha un tempo, ma questo l’ho capito tardi. Quando nella grande stanza non udivo più i passi della mia signora e il movimento della macchina da cucire tutto intorno era diventato muto. Passò molto tempo non ricordo quanti inverni e quante primavere, caro Arturo ho perso il conto fino a quando un giorno una mano rude sollevò la macchina e rimasi sola in una vecchia soffitta polverosa. Anche se ogni tanto qualcuno apriva quella porta e prendeva degli oggetti dimenticati. Non ricordo per quanto tempo sono rimasta in quel posto squallido solo il silenzio e tanti starnuti… sai Arturo, io sono allergica alla polvere.

Intanto le piccole orchidee vicino alla finestra continuarono a ridacchiare, il libro sul leggio se ne stava in silenzio ad ascoltare l’interessante racconto. E la donna Liberty dipinta sulla porcellana felice che finalmente qualcuno raccontava qualcosa. Il veliero attraccato al pilastro del piccolo porto ondeggiava dolcemente. Genzianella dopo un po respirò profondamente quell’aria fresca e continuò il suo racconto.

-Poi da quando la mia nuova signora mi salvo dal fuoco e mi portò in un borgo ai piedi di una grande montagna. Ho passato dei giorni bellissimi la mia allergia era scomparsa ma come ti ho detto, in principio che a causa di certe situazioni la vita cambia senza il nostro volere.

Mi ricordo… una mattina era ancora buio quando la terrà tremo così tanto da non farmi capire bene cosa mi sarebbe accaduto da quel momento in poi. Esplosioni… detriti, crepe profonde, sembrava il finimondo ho saputo che tate case intorno si sono piegate e hanno terminato di vivere. Era la mattina del 6 di aprile del 2009 quando la terra in Abruzzo tremò e fece diverse vittime innocenti.

Poi ieri, dopo quattro anni, Franca per la prima volta aprì la vecchia porta sgangherata, mi diede una carezza e mi portò via. E dentro la piccola casa le crepe i detriti si nascosero dietro il vecchio portone.

In macchina avvertivo il dolore di Franca. I suoi ricordi nella mente si accavallavano e per farmi piacere prima di portarmi qui, insieme siamo saliti sul Corno Grande un capolavoro della natura, Franca ha aperto gli sportelli e una dolce carezza mi ha sussurrato “Visto che sei ancora vivo, adesso non ti lascio più, ti chiamerò Genzianella. Vedi questo piccolo fiore, è vivo, nato fra queste due pietre, è uno spicchio di cielo caduto sulla terra. Adesso ti regalo anche il volo dei mie aquiloni”. Arturo che spettacolo! Il cielo era libero di nuvole e i grandi aquiloni volteggiavano accompagnati dalle correnti lontano il cielo era un unito con il mare Adriatico. Ecco come sono finita qui, anche se, come vedi, porto sul mio bordo una ferita del grande terremoto.

-Accipicchia una vita movimentata la tua.

Da quel giorno Arturo si innamorò di Genzianella e felice di dividere la grande stanza con lei. Vissero tutti felici contenti di dividere la grande stanza. Grazie alla nuova vita ogni mattina potevano respirare aria fresca, avere la cura e le carezze di Franca.

franca bassi

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4 thoughts on “Incontro

  1. Bellissimo e tipico della tua grande fantasia questo racconto , di oggetti che “parlano” fra loro , fra immaginazione , ricordi e realtà , belle e brutte , recenti e meno ! Bravissima ,come sempre, carissima Franca! Un abbraccio forte !! Lucio

  2. Carissima Franca , grazie , ma ho letto a Laura la tua “ricetta ” di ravioli e queste le testuali sue parole :”Non mi ci fa pensà!!!”. Un connubio fantastico di ricotta di pecora vera di Assergi e orapi del Gran Sasso! Grazie per il tuo passaggio …ormai in pratica passi solo tu! Un abbraccione anche da Laura ! Lucio

  3. Grazie , carissima Franca , per il tuo bellissimo ed affettuoso passaggio da me e ti ringrazio , insieme a Laura, per l’apprezzamento della mia terra ! Sicuramente tua nuora sarà stata deliziata dal ripieno ,soprattutto , di quei ravioli ! Noi non li chiamiamo orapi , ma in dialetto “olaci” ( ci si facevano anche panini , una volta soffritti). Un abbraccio forte e un saluto da Laura ! Lucio

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