Er campanaccio

Immagine di franca

Nella mia cucina nel casale in Sabina ci sono tanti oggetti vecchi. Nell’arco della mia vita li ho trovati, li ho raccolti, adesso abitano nella mia casa e non permetto a nessuno di buttarli. Per me, ogni oggetto ha le sue radici. Mi piace conservarli e spesso con la mia  sensibilità cerco di raccogliere i messaggi che ricevo dalle persone che li hanno posseduti.
Quando li pulisco sento la fatica di chi li ha adoperati. Per altri erano oggetti da buttare nelle discariche, ma non siamo tutti uguali a me piace proteggerli. Da un po’ di mesi mentre mi trovo in cucina intenta a pulire le verdure questo grande campanaccio manda dei suoni, alzo gli occhi il patocco è fermo ma si sente nitido, un suono limpido.

Ho raccontato a mio figlio Francesco e alla sua fidanzata l’accaduto, mi hanno guardato strano e sicuro  mi hanno preso per pazza, ma poi anche loro più volte hanno udito il suono e si sono ricreduti della mia pazzia. La prima volta che ho udito il suono ho pensato un piccolo assestamento della  terra, poi al calore del camino, forse il vento? Vabbè senza allungare la storia ho fatto svariati tentativi senza giungere ad una logica spiegazione.
Comunque in tre ci siamo arresi e non abbiamo ancora compreso chi suona il campanaccio nella nostra cucina.
Se qualcuno di voi mi può spiegare, sarei contenta di dare una spiegazione valida. Per voi chi suona il campanaccio?
Tra poco vado a riposarmi al mio casale e anche oggi aspetterò che il mio campanaccio suoni ancora per me.
Un caro saluto a tuttiquanti  gli amichi der brogghe.
😉 franca

Immagine di franca

Er pajaro

‘Gni tanto,ciò ‘n ricordo odoroso
‘n po’ sbiadìto
de quannero regazzina.
Co’ li mì’ fratelli e la mì’ nonna
all’arba dar Vicolo dell’Archetto
se salìva  inzonnoliti su er càretto.

Sti pòri bòvi incastrati drénto er giogo
c’aveveno ‘n campanaccio
e puro ‘n corno rosso ar collo.
Pe’ anna a la vigna che sta’
accosto a la Macchia de Carbonara
sti pòri bovi daje a sbavà su la strada.

Intorno la campagna
‘n arco-baleno de colori e d’odori de fiori.
Arrivati a la piana tra li filari ordinati
c’era ‘n pozzo, ‘n ber pajaro gialluto
co’ la fraganza der fieno maturo
e c’era puro ‘n cespujo d’erba citronella.

St’odori de natura se maritano nell’aria
inzieme ar succo dell’uva te restano drénto er còre.
Er pajaro appena fatto
era pe’ noantri regazzini
‘na pista pe’ fa’  la scivolarèlla
e li filari pe’ gioca’ annisconnìjo.

Quanno se faceva l’ora der pasto
tutti a raduno, sotto l’ombra dell’arbero der fico.
Era ‘na fèsta ricca de giòglia!
‘no sciame de api e de mosche
attorno a le tovàje annodate a quadretti
riposti drénto li canèstri.

Noantri regazzini ‘n  fila bòni aspetta’ er turno.
L’ommini de fatica ar fresco sdrajati su ‘nr prato de trifojo
er tòzzo de pane, ‘na fetta de cacio
‘n boccone ‘n antro boccone
eppoi attaccati a la fiasca der vino
se faceva ‘na pennichella.

Pe’ noiantri regazzini
la punizzione pe’ ave’ riccorto
quarche rampazzo d’uva
solo ‘na  fetta de pane ojo
e ‘n sorzo d’acqua fresca
intinta drénto pozzo.

La sera  quanno er sole se nisconneva
dereto li calanchi de Civita
se caricava er càro de le fatiche e de  lavoro fatto.
Era l’ora der vespero da lontano
se sentiva er richiamo de le campane
la gente come se ritirava a casa.

Tutti stracchi se tornava ar vecchio borgo
e noantri regazzini cotti de fatica
pe’ guardà lavorà li  pòri contadini
e tanta stracchezza pe’ ave solo giocato.
Bòni seguivamo er càro carico de bigonzi
ricormi d’uva profumata.

Mì’ nonna mai stracca
come ‘na formica
co’ la coroja su la capoccia
portava a casa
‘na fascina de frasche
pe’ accenne er fòco pe’ l’inverno.

Tutti sporchi de terra
e der mosto appiccicoso, cantavamo in coro
accompagnati dar sòno de li campanacci
e dar  muggire de li du’ bòvi
filici de la bella giornata
ch’era malappéna calata.

franca bassi

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2 thoughts on “Er campanaccio

  1. Carissima Franca , ti ringrazio anche a nome di Laura , e mi fa piacere che quando mangi non disdegni un buon bicchiere di vino! certo non di più! Gran mistero questo del campanaccio sabino ! Udito anche da tuo figlio e tua nuora! Non c’è quindi dubbio che ..suona! Può darsi sia di un materiale particolare ,sensibile agli spostamenti d’aria..Non saprei che altro dirti! Bellissimo quel covone : profumi e olezzi della madre Terra! ! Un abbraccio forte ! Lucio

  2. Ciao Franca. Bella la foto della cucina con tutti quegli oggetti, sembra quasi di essere in un museo.
    Però un piccolo appunto, la prossima volta un po più luce, grazie, senza offesa.
    Quei campanacci una volta (in alcuni posti li usano ancora) venivano appesi al collo delle mucche al pascolo, cosi segnalavano la loro presenza. Non sarà mica il fantasma di qualche mucca che lo fa suonare?
    Bella (e perfetta) la foto del pagliaio, come bella la poesia, carica di ricodi e un pizzico di nostalgia.

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